In sintesi
- Il 25% delle ricerche Google termina senza click verso siti esterni, con picchi dell’80% nel settore health
- Gli AI Overviews occupano fino a 1000 pixel di spazio sopra i risultati organici tradizionali
- I settori B2B tech e sanitario sono i più penalizzati, con cali di traffico fino al 50%
- Le aziende devono ripensare la strategia di contenuti puntando su query specifiche e long-tail
Avete notato che il traffico organico del vostro sito aziendale è in calo costante, nonostante manteniate le stesse posizioni su Google? Non siete soli. Il fenomeno delle zero click search sta ridisegnando le regole della visibilità online, e i numeri parlano chiaro: un quarto delle ricerche su Google si conclude senza che l’utente clicchi su alcun risultato.
La situazione si complica ulteriormente con l’introduzione massiva degli AI Overviews, le risposte generate dall’intelligenza artificiale che Google posiziona in cima alla pagina dei risultati. Questi box informativi occupano uno spazio prezioso – fino a 1000 pixel – relegando i risultati organici tradizionali sempre più in basso, spesso sotto la piega dello schermo.
Per le aziende italiane che hanno investito anni e risorse nella SEO tradizionale, questo cambiamento rappresenta una sfida esistenziale. Ma anche un’opportunità per chi saprà adattarsi velocemente.
AI Overviews Google: l’elefante nella stanza della SEO 2026
Gli AI Overviews Google non sono più un esperimento. Secondo i dati di Semrush aggiornati a ottobre 2024, appaiono nel 17% delle query di ricerca negli Stati Uniti, con previsioni di espansione al 40% entro la fine del 2025. In Italia il rollout è più lento, ma la direzione è chiara.
Questi pannelli informativi generati dall’AI presentano risposte complete e strutturate direttamente nella SERP. L’utente trova immediatamente ciò che cerca: definizioni, confronti, liste, procedure base. Il click verso il sito diventa superfluo per molte ricerche informazionali.
Un’azienda manifatturiera lombarda che monitoravamo ha visto il traffico dalle query informazionali crollare del 35% in sei mesi, nonostante mantenesse le prime posizioni. Le ricerche tipo “cos’è la lean production” o “differenza tra MRP e ERP” generano sempre meno visite, perché Google fornisce risposte esaustive direttamente in pagina.
La zero click search visibilità diventa quindi una metrica fondamentale da monitorare. Non basta più essere primi su Google se quella prima posizione viene oscurata da un AI Overview di 800 pixel.
Settori più colpiti: quando la SEO 2026 diventa una questione di sopravvivenza
Non tutti i settori subiscono lo stesso impatto. I dati di BrightEdge mostrano differenze significative nell’incidenza delle zero-click search per verticale:
| Settore | % Zero-Click Search | Presenza AI Overviews |
|---|---|---|
| Healthcare/Pharma | 80% | Alta |
| B2B Technology | 50% | Media |
| Finance/Insurance | 45% | Media |
| Manufacturing | 30% | Bassa |
| Local Services | 25% | Bassa |
Il settore sanitario è il più penalizzato. Google tende a fornire informazioni mediche direttamente nella SERP per questioni di affidabilità e sicurezza dell’utente. Un’azienda farmaceutica che puntava sul content marketing per educare i pazienti deve ripensare completamente la strategia.
Nel B2B tech, la situazione è complessa. Le query generiche tipo “software CRM” o “piattaforma e-commerce” generano AI Overviews dettagliati con confronti e caratteristiche. Ma le ricerche specifiche su problemi tecnici o integrazioni mantengono ancora traffico organico.
La SEO 2026 richiederà una segmentazione chirurgica delle keyword target, distinguendo tra quelle ancora “cliccabili” e quelle ormai dominate dalle risposte dirette di Google.
Strategie di adattamento: dalla visibilità passiva all’engagement attivo
Immaginate di essere in una riunione di marketing. Il responsabile SEO presenta dati allarmanti sul calo del traffico organico. Il CEO chiede: “Cosa facciamo?” La risposta non può essere “continuiamo come prima”.
Le aziende che stanno reagendo meglio al fenomeno della zero click search visibilità stanno adottando tre strategie complementari:
1. Shift verso query transazionali e commerciali
Le ricerche con intento d’acquisto generano ancora click. “Preventivo software gestionale” porta più traffico di “cos’è un software gestionale”. Concentrare gli sforzi SEO su keyword bottom-funnel diventa prioritario.
2. Contenuti impossibili da sintetizzare
Case study dettagliati, analisi proprietarie, tool interattivi, configuratori. Contenuti che per loro natura richiedono interazione diretta con il sito. Un’azienda di consulenza milanese ha sviluppato un assessment online per la digital maturity che genera 500 lead qualificati al mese.
3. Brand building oltre la SERP
Se Google intermedia sempre più le informazioni, diventa cruciale che gli utenti cerchino direttamente il vostro brand. Newsletter, podcast, webinar, presenza su LinkedIn. Canali proprietari dove controllate la relazione con l’audience.
Questa evoluzione si collega direttamente con le strategie di iper-personalizzazione B2B, dove la conoscenza profonda del cliente permette di intercettarlo con contenuti ultra-specifici che sfuggono alla genericità degli AI Overviews.
Metriche da ripensare: oltre il traffico organico
La zero click search visibilità costringe a ridefinire il successo SEO. Il traffico organico rimane importante, ma non può essere l’unica metrica.
Dobbiamo iniziare a misurare:
- Share of Voice nelle SERP: quante volte il vostro brand appare nei risultati, indipendentemente dai click
- Brand searches: crescita delle ricerche dirette del vostro marchio
- Engagement rate: qualità delle visite rispetto alla quantità
- Conversioni per visita: efficacia del traffico residuo
- Citazioni negli AI Overviews: Google cita spesso le fonti, essere menzionati vale quasi quanto un click
Un’azienda di software B2B del Veneto ha visto il traffico organico calare del 20%, ma le conversioni sono aumentate del 15%. Il motivo? Arrivano meno visitatori casuali e più prospect qualificati che cercano specificamente la loro soluzione.
Gli AI Overviews Google stanno paradossalmente migliorando la qualità del traffico per chi sa posizionarsi sulle query giuste. Il volume cala, ma il valore aumenta.
Il futuro della ricerca: prepararsi al 2026 e oltre
Le previsioni per la SEO 2026 convergono su alcuni punti fermi. Gartner stima che entro il 2026 il traffico dai motori di ricerca verso i siti web calerà del 25% a livello globale. Forrester prevede che il 30% delle aziende B2B ridurrà gli investimenti in SEO tradizionale a favore di strategie di contenuto multicanale.
Ma attenzione: questo non significa la morte della SEO. Significa la sua evoluzione. Le aziende che prosperano saranno quelle che:
- Accettano la realtà delle zero-click search invece di combatterla
- Investono in contenuti di valore unico non replicabile dall’AI
- Costruiscono autorevolezza di brand oltre i ranking
- Sfruttano la personalizzazione avanzata per creare esperienze uniche
- Diversificano le fonti di traffico riducendo la dipendenza da Google
La domanda non è se adattarsi, ma quanto velocemente. Le aziende che aspettano il 2026 per reagire troveranno un panorama competitivo già ridefinito, con i early mover saldamente posizionati sui nuovi paradigmi di visibilità.
La zero click search visibilità non è una minaccia da subire passivamente. È un cambio di paradigma che premia chi sa evolversi. Il traffico del futuro sarà minore in volume ma maggiore in valore. Preparatevi a competere su qualità, specificità e rilevanza. Il tempo delle strategie SEO generaliste è finito.
FAQ
Cosa sono esattamente le zero-click search e perché dovrebbero preoccupare la mia azienda?
Le zero-click search sono ricerche su Google che si concludono senza che l’utente clicchi su alcun risultato, ottenendo le informazioni direttamente nella pagina dei risultati. Dovrebbero preoccuparvi perché riducono drasticamente il traffico verso il vostro sito anche se mantenete buoni posizionamenti.
Gli AI Overviews di Google sono già attivi in Italia?
Il rollout in Italia è graduale e più lento rispetto al mercato USA. Attualmente compaiono su circa il 5-8% delle ricerche in italiano, ma Google ha annunciato un’espansione significativa entro il 2025.
Come posso misurare l’impatto delle zero-click search sul mio sito aziendale?
Monitorate il CTR (Click-Through Rate) delle vostre keyword principali in Google Search Console. Se vedete cali di CTR nonostante posizioni stabili o migliorate, probabilmente siete impattati dal fenomeno. Confrontate anche il trend del traffico organico con le impression totali.
Quali tipi di contenuti sono meno vulnerabili agli AI Overviews?
Contenuti transazionali, case study specifici, tool interattivi, configuratori, contenuti gated che richiedono registrazione, analisi proprietarie basate su dati unici, contenuti multimediali complessi come webinar e video tutorial approfonditi.
La SEO tradizionale è destinata a morire entro il 2026?
No, ma si trasformerà profondamente. La SEO rimarrà importante per query commerciali, ricerche locali, long-tail specifiche e per costruire autorevolezza di dominio. Cambieranno le metriche di successo e le strategie di contenuto.
Come posso apparire negli AI Overviews invece di esserne penalizzato?
Create contenuti strutturati con dati verificabili, usate schema markup appropriati, mantenete alta l’autorevolezza del dominio, pubblicate contenuti aggiornati regolarmente. Google tende a citare fonti autorevoli e aggiornate nei suoi AI Overviews.
Quanto budget dovrei spostare dalla SEO ad altri canali marketing?
Non si tratta di abbandonare la SEO ma di diversificare. Un mix equilibrato potrebbe essere: 40% SEO evoluta (focus su query commerciali e brand), 30% content marketing multicanale, 20% paid advertising, 10% sperimentazione nuovi canali.
Le zero-click search impattano anche la pubblicità Google Ads?
Parzialmente sì. Gli AI Overviews possono ridurre i click anche sugli annunci per query informazionali. Tuttavia, per query commerciali e transazionali, Google Ads mantiene buone performance. Importante ottimizzare le campagne verso keyword bottom-funnel.
