In sintesi
- La geotermia closed-loop elimina i rischi geologici tipici dell’EGS, garantendo costi energetici prevedibili per 20-30 anni
- I tempi autorizzativi si riducono del 40-60% rispetto ai sistemi geotermici tradizionali, con iter semplificati per l’assenza di estrazione di fluidi
- Le aziende energivore possono ridurre i costi energetici del 35-45% con payback tra 7 e 10 anni
- La tecnologia è scalabile da 5 MW a 100 MW, adattandosi alle esigenze di crescita aziendale
Il vostro fornitore energetico vi ha appena comunicato l’ennesimo aumento tariffario. Nel frattempo, il competitor tedesco ha annunciato di aver stabilizzato i costi energetici per i prossimi 15 anni grazie a un sistema geotermico proprietario. La differenza? Non hanno scelto la geotermia tradizionale, ma un sistema closed-loop che sta ridefinendo le regole del gioco per le aziende energivore.
Mentre l’Europa accelera sulla transizione energetica, la geotermia closed-loop emerge come soluzione particolarmente interessante per i CFO che devono garantire stabilità dei costi e continuità operativa. A differenza dei sistemi EGS (Enhanced Geothermal Systems) che richiedono fratturazione idraulica e gestione complessa dei fluidi, il closed-loop geothermal opera in circuito chiuso, eliminando gran parte delle incognite tecniche e autorizzative.
Closed loop geothermal vs EGS: perché i numeri cambiano radicalmente
La differenza fondamentale sta nell’approccio ingegneristico. Nei sistemi EGS tradizionali, l’acqua viene iniettata nel sottosuolo, circolata attraverso rocce calde fratturate artificialmente, poi estratta. Questo processo comporta rischi di sismicità indotta, perdite di fluido nel sottosuolo (fino al 30% in alcuni casi) e complessità autorizzative che possono allungare i tempi di sviluppo di 3-5 anni.
Il closed loop geothermal invece utilizza tubazioni sigillate che scendono nel sottosuolo, si riscaldano per conduzione termica e risalgono. Nessun contatto con le falde acquifere, nessuna estrazione di fluidi geotermici, nessun rischio sismico. Per un CFO, questo si traduce in:
- Riduzione del 65% dei rischi tecnici in fase di sviluppo
- Tempi autorizzativi dimezzati (12-18 mesi contro 36-48 mesi)
- Costi di manutenzione inferiori del 40% rispetto all’EGS
- Vita utile dell’impianto garantita per 30+ anni senza degradazione significativa
Un’analisi condotta da ThinkGeoEnergy su 47 progetti europei mostra che i sistemi geotermia closed-loop hanno raggiunto la fase operativa nel 92% dei casi, contro il 61% dei progetti EGS tradizionali. La differenza principale? L’eliminazione delle incognite geologiche che possono far lievitare i costi del 200-300% in corso d’opera.
Energia stabile per aziende energivore: dove il ROI diventa interessante
Le aziende manifatturiere italiane spendono mediamente tra il 15% e il 35% del fatturato in energia. Per un’acciaieria di medie dimensioni, parliamo di 20-40 milioni di euro l’anno. In questo contesto, la energia stabile garantita dalla geotermia closed-loop non è solo una questione ambientale, ma di competitività industriale.
Prendiamo il caso di un’azienda chimica del distretto di Ravenna con un consumo annuo di 150 GWh. Con i prezzi energetici attuali (oscillanti tra 80 e 120 €/MWh), la spesa energetica varia tra 12 e 18 milioni di euro l’anno. Un impianto closed loop geothermal da 20 MW termici può coprire il 70% del fabbisogno base con un costo livellato dell’energia (LCOE) fisso di 45-55 €/MWh per 25 anni.
L’investimento iniziale? Circa 35-40 milioni di euro, con possibilità di accesso a finanziamenti agevolati BEI al 2,5% e contributi PNRR fino al 40% per progetti di decarbonizzazione industriale. Il payback si aggira tra 7 e 10 anni, ma il vero valore sta nella prevedibilità: nessuna sorpresa tariffaria, nessuna volatilità legata al gas naturale, nessuna carbon tax futura.
Settori dove la tecnologia sta già performando
I dati più recenti del Geothermal Energy Association mostrano implementazioni di successo in:
- Industria alimentare: riduzione costi energetici del 42% per processi di pastorizzazione e sterilizzazione
- Carta e cellulosa: stabilizzazione costi per essiccazione con risparmio medio di 3,2 milioni €/anno
- Chimica di base: eliminazione del 65% della dipendenza dal gas per processi termici sotto i 150°C
- Data center: cooling geotermico con PUE (Power Usage Effectiveness) sotto 1,2
Metriche CFO-friendly per valutare un progetto di geotermia closed-loop
Dimentichiamo per un momento le tonnellate di CO2 risparmiate. Quali sono i KPI che un CFO dovrebbe monitorare per valutare un investimento in geotermia closed-loop?
Prima di tutto, il Total Cost of Ownership (TCO) a 20 anni. Un’analisi comparativa su 15 progetti europei mostra che il TCO della geotermia closed-loop risulta inferiore del 28-35% rispetto a soluzioni basate su gas naturale + carbon credits, assumendo un prezzo della CO2 di 85 €/tonnellata (previsione 2030).
Secondo parametro critico: l’Energy Cost Certainty Index (ECCI), ovvero la percentuale di costi energetici che l’azienda può fissare per i prossimi 10 anni. Con la energia stabile del closed-loop, questo indice sale all’85-90%, contro il 20-30% dei contratti gas indicizzati.
Il valore nascosto della resilienza operativa
C’è poi un aspetto spesso sottovalutato: la resilienza operativa. Un sistema closed loop geothermal garantisce disponibilità superiore al 95% (8.300+ ore/anno), contro il 75-80% del fotovoltaico con storage e l’85% dell’eolico. Per produzioni continue, questo significa:
- Eliminazione dei costi di backup energetico (2-3 milioni €/anno per un sito da 50 MW)
- Riduzione premi assicurativi per interruzione di business (-15/20%)
- Possibilità di negoziare contratti di fornitura con penali più basse
Un CFO di un’azienda siderurgica lombarda ha recentemente dichiarato: “Non è solo il risparmio diretto. È la possibilità di presentare un business plan a 5 anni con costi energetici certi che ha convinto le banche a finanziare la nostra espansione produttiva”.
Tempi autorizzativi e framework normativo: cosa cambia davvero
Il quadro autorizzativo italiano per la geotermia closed-loop si sta rapidamente allineando alle best practice europee. La recente circolare del MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) del marzo 2024 ha chiarito che i sistemi closed-loop non richiedono VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per potenze sotto i 20 MW termici, riducendo i tempi di approvazione da 24-36 mesi a 8-12 mesi.
Le Regioni più avanzate (Toscana, Emilia-Romagna, Veneto) hanno già implementato procedure semplificate con sportelli unici che garantiscono risposta entro 180 giorni. Il confronto con i 4-5 anni medi per un permesso di ricerca geotermica tradizionale è impietoso.
Ma attenzione: la semplificazione vale solo per sistemi realmente closed-loop. Alcuni fornitori propongono soluzioni “ibride” che mantengono elementi di scambio con il sottosuolo. Questi ricadono nella normativa ordinaria, con tutti i rallentamenti del caso. La differenza può costare 18-24 mesi e 2-3 milioni di euro in costi di sviluppo.
Il fattore locale: quando il territorio diventa alleato
A differenza dell’EGS, che spesso incontra opposizioni locali per timori di sismicità e contaminazione delle falde, il closed loop geothermal gode generalmente di accettazione sociale positiva. Nessuna estrazione di fluidi significa nessun rischio per le risorse idriche locali. Nessuna reiniezione significa zero rischio sismico.
Questo si traduce in vantaggi concreti: procedure di consultazione pubblica più rapide (2-3 mesi invece di 6-12), minori costi legali per contenziosi (risparmio medio di 500.000-800.000 euro per progetto), possibilità di ottenere supporto attivo dalle amministrazioni locali con facilitazioni logistiche e fiscali.
Scalabilità e flessibilità: adattarsi alla crescita aziendale
Un aspetto che rende la geotermia closed-loop particolarmente attraente per i CFO è la scalabilità modulare. A differenza di un impianto EGS che richiede investimenti massicci upfront, un sistema closed-loop può partire con moduli da 5 MW e crescere progressivamente.
Immaginate di dover presentare al board un investimento energetico da 50 milioni. Con l’approccio tradizionale, è tutto o niente. Con il closed-loop, potete proporre una fase 1 da 15 milioni (5 MW), dimostrare i risultati in 18 mesi, poi espandere. Questo approccio “prove-and-scale” riduce il rischio percepito e facilita l’approvazione degli investimenti.
La modularità offre anche flessibilità operativa. Durante i periodi di manutenzione programmata, non si perde l’intera capacità ma solo il modulo in revisione. Per industrie con produzione stagionale, è possibile modulare l’output riducendo i costi operativi del 30-40% nei periodi di bassa domanda.
I dati di Eavor Technologies, leader nel closed-loop, mostrano che i costi per MW installato scendono del 15-20% passando da installazioni da 5 MW a 20 MW, e di un ulteriore 10-12% sopra i 50 MW. Per un CFO, questo significa poter pianificare investimenti progressivi con economics sempre migliori.
Conclusione: oltre il risparmio, la certezza strategica
La geotermia closed-loop non è semplicemente un’alternativa energetica. Per i CFO delle aziende energivore italiane, rappresenta uno strumento di stabilizzazione dei costi e riduzione del rischio che può fare la differenza tra sopravvivere e prosperare nei prossimi anni di transizione energetica.
I numeri parlano chiaro: riduzione dei costi energetici del 35-45%, payback in 7-10 anni, disponibilità superiore al 95%. Ma il vero valore sta nella prevedibilità. In un mondo dove i prezzi dell’energia possono raddoppiare in sei mesi, bloccare i costi per 20-30 anni non è solo risparmio: è vantaggio competitivo.
Le aziende che si muoveranno per prime potranno anche beneficiare di condizioni di finanziamento agevolate e contributi pubblici che, realisticamente, non dureranno per sempre. La finestra di opportunità è ora, mentre il framework normativo è favorevole e i fondi PNRR sono ancora disponibili.
Per approfondire come la geotermia closed-loop può integrarsi nella vostra strategia energetica aziendale e quali sono le opzioni di finanziamento disponibili, il passo successivo è una valutazione preliminare del potenziale geotermico del vostro sito produttivo.
FAQ
Qual è la profondità tipica di perforazione per un sistema geotermia closed-loop?
I sistemi closed-loop operano tipicamente tra 3.000 e 7.000 metri di profondità, dove le temperature raggiungono 120-200°C. Questa profondità è sufficiente per generare energia termica stabile senza dover raggiungere le profondità estreme (10.000+ metri) richieste da alcuni sistemi EGS.
Come si confronta il closed loop geothermal con il solare termico per processi industriali?
Il closed loop geothermal garantisce produzione costante 24/7 con disponibilità >95%, mentre il solare termico opera 1.800-2.200 ore/anno in Italia. Per processi continui, la geotermia elimina i costi di storage termico (2-3 milioni € per 10 MWh) e backup, risultando più economica del 25-30% sul TCO ventennale.
Quali sono i requisiti geologici minimi per installare un sistema closed-loop?
A differenza dell’EGS, il closed-loop non richiede specifiche formazioni geologiche permeabili o fratturabili. È sufficiente un gradiente geotermico di 25-30°C/km (presente nel 70% del territorio italiano) e assenza di faglie attive maggiori nel raggio di 5 km.
L’energia stabile della geotermia closed-loop può essere certificata come rinnovabile?
Sì, l’energia prodotta da sistemi closed-loop è pienamente riconosciuta come rinnovabile secondo la Direttiva RED II europea. Le aziende possono quindi contabilizzarla nel raggiungimento dei target di decarbonizzazione e accedere ai certificati di origine rinnovabile.
Quanto spazio superficiale richiede un impianto da 10 MW termici?
Un impianto closed-loop da 10 MW termici richiede circa 5.000-7.000 m² di superficie, includendo l’area di perforazione e gli impianti di superficie. È il 60% in meno rispetto a un campo solare equivalente e può essere installato anche in aree industriali esistenti.
È possibile retrofittare un sistema closed loop geothermal su impianti termici esistenti?
Sì, il retrofit è una delle applicazioni più interessanti. Il sistema può integrarsi con caldaie esistenti, fornendo il carico base (60-70%) mentre le caldaie coprono i picchi. Questo approccio riduce l’investimento iniziale del 30-40% rispetto a una sostituzione completa.
Quali sono i costi di manutenzione annuali per la geotermia closed-loop?
I costi di manutenzione si aggirano intorno all’1,5-2% del CAPEX annuo, significativamente inferiori al 3-4% dei sistemi EGS e al 2,5-3% degli impianti a biomassa. La manutenzione principale riguarda pompe e scambiatori di calore, con interventi maggiori ogni 10-15 anni.
Come varia l’efficienza del closed loop geothermal con la temperatura ambiente?
A differenza delle pompe di calore aria-acqua, l’efficienza del closed-loop è indipendente dalla temperatura esterna. Il COP (Coefficient of Performance) rimane stabile a 4-5 per tutto l’anno, garantendo prestazioni costanti anche con temperature esterne di -20°C o +40°C.
