In sintesi
- Il mercato DRaaS crescerà del 22% annuo fino al 2025, raggiungendo 1.6 miliardi di dollari globalmente
- Le PMI italiane possono ridurre i costi di disaster recovery del 40-60% con soluzioni as-a-service
- RTO sotto le 4 ore e RPO di 15 minuti sono oggi standard accessibili anche per aziende medio-piccole
- La scelta del provider giusto dipende da certificazioni, SLA garantiti e capacità di test periodici verificabili
La vostra azienda ha subito un attacco ransomware. I sistemi sono bloccati, la produzione ferma. Il team IT sta lavorando freneticamente per ripristinare i backup, ma scoprite che anche quelli sono stati compromessi. Quanto vi costerà ogni ora di fermo? E soprattutto: avreste potuto evitarlo con un disaster recovery as a service professionale?
Questa non è fantascienza. Secondo il Rapporto Clusit 2024, gli attacchi informatici in Italia sono aumentati del 65% nell’ultimo anno. Le PMI sono il bersaglio preferito proprio perché spesso mancano di infrastrutture di recovery adeguate. Ma mantenere internamente un sistema di disaster recovery enterprise-grade richiede investimenti che molte aziende non possono permettersi.
La soluzione esiste e si chiama DRaaS – Disaster Recovery as a Service. Un modello che trasforma un costo capitale proibitivo in un investimento operativo sostenibile, con livelli di protezione prima accessibili solo alle grandi corporation.
DRaaS aziendale: non solo backup nel cloud
Facciamo chiarezza. Il disaster recovery as a service non è semplicemente fare backup su cloud. È un ecosistema completo che garantisce la continuità operativa quando i sistemi primari falliscono. Include infrastruttura ridondante, orchestrazione automatica del failover, e soprattutto expertise specializzata disponibile 24/7.
Un provider DRaaS aziendale serio offre tre componenti fondamentali. Prima, l’infrastruttura: data center certificati Tier III o IV con ridondanza geografica. Seconda, l’automazione: processi di replica continua e failover orchestrato che minimizzano l’intervento umano. Terza, il supporto specializzato: team dedicati che gestiscono l’emergenza mentre voi vi concentrate sul business.
La differenza rispetto al backup tradizionale? Nel backup aspettate ore o giorni per recuperare i dati. Con il DRaaS, i sistemi critici ripartono in minuti su infrastruttura alternativa. I vostri clienti potrebbero non accorgersi nemmeno dell’interruzione.
Prendiamo un’azienda manifatturiera lombarda con 150 dipendenti. Sistema ERP, gestionale produzione, CRM: tutto mission-critical. Costruire internamente un disaster recovery significherebbe: secondo data center, storage replicato, banda dedicata, personale specializzato. Investimento iniziale: 250-400mila euro. Costi operativi annui: 80-120mila euro. Con una soluzione DRaaS? 3-5mila euro al mese, tutto incluso.
Quando esternalizzare disaster recovery diventa strategico
Non tutte le aziende dovrebbero esternalizzare il disaster recovery. Ma per molte è la scelta più sensata. Vediamo quando.
Primo scenario: non avete un team IT strutturato. Gestire internamente un disaster recovery richiede competenze specifiche che vanno oltre l’amministrazione sistemi base. Servono specialisti di storage, networking, sicurezza. Se il vostro IT conta meno di 5 persone, difficilmente avrete tutte le competenze necessarie.
Secondo scenario: operate in settori regolamentati. Sanità, finance, utility: i requisiti di compliance sono stringenti e in continua evoluzione. Un provider specializzato mantiene certificazioni ISO 27001, SOC 2, e si aggiorna costantemente sulle normative. Voi vi concentrate sul core business.
Terzo scenario: la vostra crescita è rapida o imprevedibile. Scalare un’infrastruttura di disaster recovery interna richiede pianificazione e investimenti anticipati. Con il DRaaS, aggiungete o rimuovete risorse in base alle necessità reali. Pagate solo quello che usate.
Un caso interessante? Le aziende con forte stagionalità. Un e-commerce che fattura il 60% durante il Black Friday non può permettersi downtime a novembre, ma non giustifica investimenti fissi per proteggere picchi temporanei. Il DRaaS offre protezione modulare: massima durante i periodi critici, base nel resto dell’anno.
I numeri del mercato DRaaS: crescita esponenziale
I dati parlano chiaro. Secondo MarketsandMarkets, il mercato globale del disaster recovery as a service raggiungerà 1.6 miliardi di dollari entro il 2025, con un tasso di crescita annuale del 22%. In Europa, l’adozione nelle PMI è passata dal 12% del 2020 al 34% del 2024.
Gartner riporta che le aziende che adottano DRaaS riducono i tempi di recovery del 73% rispetto a soluzioni tradizionali. Il costo totale di proprietà (TCO) su 5 anni? Inferiore del 40-60% rispetto a infrastrutture on-premise equivalenti.
| Metrica | DR Tradizionale | DRaaS | Vantaggio DRaaS |
|---|---|---|---|
| RTO medio | 24-48 ore | 2-4 ore | -85% |
| RPO tipico | 24 ore | 15 minuti | -98% |
| Investimento iniziale | 250-500k€ | 0-10k€ | -95% |
| Costo operativo annuo | 80-150k€ | 36-72k€ | -52% |
| Personale dedicato | 2-3 FTE | 0.5 FTE | -75% |
Ma il dato più significativo? Il 92% delle aziende che hanno subito un disastro IT senza disaster recovery adeguato chiude entro 2 anni. Con un DRaaS attivo, il 96% riprende le operazioni complete entro 24 ore.
Come valutare un provider di DRaaS aziendale
Scegliere il provider giusto di disaster recovery as a service richiede metodo. Non tutti i fornitori sono uguali, e un errore di valutazione può costare caro quando serve davvero.
Primo criterio: gli SLA garantiti. RTO (Recovery Time Objective) e RPO (Recovery Point Objective) devono essere chiari, misurabili, con penali definite. Un provider serio garantisce RTO sotto le 4 ore per sistemi critici, RPO di 15 minuti o meno. Diffidate di chi promette “recovery veloce” senza metriche precise.
Secondo criterio: i test periodici verificabili. Il disaster recovery funziona solo se testato regolarmente. Chiedete: quanti test annuali sono inclusi? Posso assistere? Ricevo report dettagliati? Un buon provider offre minimo 2 test annuali supervisionati, con reportistica completa.
Terzo criterio: la sicurezza end-to-end. La connessione tra i vostri sistemi e l’infrastruttura DRaaS deve essere cifrata, ridondante, monitorata. Verificate: VPN dedicate o connessioni internet? Crittografia at-rest e in-transit? Certificazioni di sicurezza del data center? La protezione dei dati in replica è cruciale quanto quella dei sistemi primari.
Quarto criterio: l’integrazione con le vostre strategie di backup anti-ransomware. Il DRaaS deve complementare, non sostituire, le vostre politiche di backup. Verificate che il provider supporti backup immutabili, air-gap logici, e retention policy personalizzate.
Un aspetto spesso trascurato? La localizzazione dei data center. Per compliance GDPR e performance, i dati devono risiedere in UE. Meglio ancora se in Italia per aziende con requisiti stringenti. La latenza di rete impatta direttamente su RPO e RTO: data center a migliaia di chilometri significano recovery più lenti.
Contratti e governance: proteggere l’investimento
Il contratto DRaaS è critico quanto la tecnologia. Elementi non negoziabili? Clausole di uscita chiare, portabilità dei dati garantita, audit periodici del fornitore.
Le penali per mancato rispetto degli SLA devono essere proporzionate al danno potenziale. Se un’ora di downtime vi costa 50mila euro, una penale di 500 euro è inadeguata. Negoziate penali che incentivino davvero il provider a mantenere le promesse.
La governance del servizio richiede struttura. Definite: chi autorizza i test? Chi attiva il disaster recovery? Come si gestiscono le escalation? Un comitato di gestione crisi con ruoli chiari evita paralisi decisionale durante l’emergenza.
Verificate anche la solidità finanziaria del provider. Un’azienda in difficoltà economiche potrebbe tagliare su infrastruttura e personale proprio quando servono di più. Rating creditizi, certificazioni, referenze verificabili: due diligence necessaria per un servizio mission-critical.
Vi sembra eccessivo? Considerate questo: state affidando la sopravvivenza digitale della vostra azienda a un fornitore esterno. La fiducia va costruita su basi solide, non su promesse commerciali.
Il futuro del disaster recovery: oltre l’emergenza
Il disaster recovery as a service sta evolvendo. Non più solo rete di sicurezza per disastri, ma piattaforma per resilienza operativa continua. I provider più avanzati offrono già disaster recovery orchestrato con AI, che predice e previene interruzioni prima che si verifichino.
La tendenza? Integrazione sempre più stretta con strategie di backup immutabile e cyber recovery. Il DRaaS del futuro non solo ripristina dopo un attacco, ma isola automaticamente le minacce, attiva contromisure, e mantiene operatività anche sotto attacco attivo.
Per le PMI italiane, il DRaaS rappresenta un’opportunità di democratizzazione tecnologica. Accesso a infrastrutture e competenze prima riservate alle enterprise, a costi sostenibili. Ma richiede cambio di mentalità: da “possesso” a “servizio”, da “controllo totale” a “governance condivisa”.
La domanda non è se adottare il disaster recovery as a service, ma quando e con chi. Ogni giorno senza protezione adeguata è un rischio calcolato. In un contesto dove il 43% delle PMI italiane ha subito almeno un incidente informatico grave nell’ultimo anno, permettersi il lusso di rimandare potrebbe costare molto più di qualsiasi investimento in DRaaS.
Il disaster recovery non è più optional. È business continuity, è competitive advantage, è sopravvivenza digitale. Il DRaaS lo rende accessibile, sostenibile, gestibile. A voi la scelta: costruire cattedrali nel deserto o affidarvi a chi le cattedrali le ha già costruite e le mantiene per mestiere.
FAQ
Quanto costa mediamente un servizio di disaster recovery as a service per una PMI?
Per una PMI con 50-200 dipendenti, il costo mensile di un DRaaS completo varia tra 2.000 e 8.000 euro, dipendendo da: volume dati protetti, RTO/RPO richiesti, numero di server critici. Il costo per GB protetto oscilla tra 0,10 e 0,30 euro/mese. Rispetto a una soluzione on-premise equivalente, il risparmio sul TCO quinquennale è del 40-60%.
Quali sono i tempi di implementazione tipici per attivare un DRaaS aziendale?
L’implementazione di un disaster recovery as a service richiede mediamente 4-8 settimane per una PMI standard. La timeline include: assessment iniziale (1 settimana), setup infrastruttura e connettività (2-3 settimane), replica iniziale dei dati (1-3 settimane), test e validazione (1 settimana). Sistemi complessi o requisiti particolari possono estendere i tempi a 12 settimane.
Come funziona il failover in caso di disastro con il DRaaS?
Il failover può essere manuale o automatico. In caso di disastro, i sistemi replicati nel cloud del provider vengono attivati e resi accessibili tramite VPN o connessione dedicata. Gli utenti si collegano all’infrastruttura DRaaS che sostituisce temporaneamente i sistemi primari. Il failback (ritorno ai sistemi originali) avviene quando l’infrastruttura primaria è ripristinata, con sincronizzazione delle modifiche accumulate.
Quali certificazioni deve avere un provider affidabile per esternalizzare disaster recovery?
Un provider DRaaS enterprise deve possedere minimo: ISO 27001 (sicurezza informazioni), ISO 22301 (business continuity), SOC 2 Type II (controlli sicurezza). Per settori regolamentati servono certificazioni specifiche: ISO 27018 (privacy cloud), AgID per PA italiana, PCI-DSS per gestione carte credito. I data center devono essere certificati Tier III o IV secondo Uptime Institute.
Il DRaaS può proteggere anche da attacchi ransomware?
Sì, ma con configurazioni specifiche. Il DRaaS efficace contro ransomware richiede: snapshot immutabili con retention estesa, air-gap logico o fisico per copie offline, replica con verifica integrità automatica. Alcuni provider offrono “clean room” isolate per recovery post-ransomware, dove i dati vengono analizzati e puliti prima del ripristino. Fondamentale: il provider deve supportare strategie di backup anti-ransomware integrate.
Quali sono le differenze tra DRaaS e backup as a service (BaaS)?
Il BaaS protegge i dati con copie di backup nel cloud, recuperabili in ore o giorni. Il DRaaS mantiene un’infrastruttura completa pronta all’uso, attivabile in minuti. Il BaaS richiede sistemi dove ripristinare i dati; il DRaaS fornisce i sistemi stessi. RTO tipico BaaS: 24-72 ore. RTO DRaaS: 15 minuti-4 ore. Il costo DRaaS è 3-5 volte superiore al BaaS, ma garantisce continuità operativa immediata.
Come testare l’efficacia del disaster recovery as a service senza impattare la produzione?
I test DRaaS avvengono in ambiente isolato senza interferire con la produzione. Si creano “bubble” o sandbox dove i sistemi replicati vengono attivati in modalità test, accessibili solo a utenti autorizzati. I test verificano: integrità dati, funzionalità applicative, performance, procedure di recovery. Frequenza consigliata: test parziali trimestrali, test completo annuale. I provider seri includono 2-4 test annuali nel contratto base.
Quali metriche KPI monitorare per valutare l’efficacia del DRaaS aziendale?
KPI critici per il disaster recovery as a service: RTO effettivo vs garantito (deve essere ≤ SLA nel 99% dei casi), RPO effettivo vs target (scostamento massimo 10%), success rate dei test (obiettivo 100%), tempo di rilevamento anomalie (target < 5 minuti), copertura sistemi critici (deve essere 100%). Monitorate anche: utilizzo banda replica, crescita storage protetto, costo per GB protetto. Report mensili dal provider sono standard; dashboard real-time sono un plus.
